Alla ricerca delle origini della Fiera di Padova si può correre
indietro sino all'alto Medio Evo, alle Fiere di San Prosdocimo e Santa
Giustina, santi in voga a quell'epoca sino all'arrivo di Sant'Antonio
nel 1232. Da qui, di dominazione in dominazione, la Fiera del Santo arriva
indenne al 1919 guerre permettendo.
Un salto qualitativo porterà la Fiera di Padova dal Prato della
Valle, la seconda piazza Europea per estensione, ai capannoni di Via Tommaseo,
con una struttura e un'organizzazione stabili.
Già nell'epoca più antica, con vie e mezzi di trasporto
limitati, lorizzonte delle Fiera guardava a nordest. Questa vocazione
di iniziativa di ampio respiro l'ha accompagnata fino ai giorni nostri,
e forse proprio perché stimolata da tante realtà vicine,
la Fiera padovana si è sempre distinta nelle iniziative originali,
nelle novità. Nel secolo XVI la Fiera si svolgeva nel piazzale
della Basilica di Sant'Antonio. I reggitori decisero, con il permesso
del Doge, di conglobare nello spazio fieristico tutta la superficie del
Prato della Valle, un'area di ben 100.000 mq vasta come il quartiere attuale.
Due secoli dopo Andrea Memmo sistemava il Prato della Valle, costruendo
una originale struttura monumentale che viene integrata da 56 botteghe
in legno smontabili, realizzate dall'architetto Domenico Cerato. Sono
i primi stand fieristici.
Il 6 ottobre 1775 si inaugura la nuova Fiera del Santo: per decreto del
Senato Veneto è fiera franca, cioè non si pagano dazi, e
nelle botteghe sono esposte le merci più prestigiose.
La formula è già quella di una fiera di oggi. L'ottocento,
e i primi del novecento, vedono concentrarsi a Padova un discreto numero
di iniziative. Nel 1846 nell'Orto Botanico si svolge la 1a Esposizione
di Piante e Fiori" organizzata dalla raffinata "Società
promotrice del giardinaggio.
Non è il Salone del Florovivaismo dei nostri giorni, ma è
pur sempre un passo importante. Altra formula innovativa per l'Italia
la "mostra congresso", sperimentata a Padova nel 1900 con la
1a Fiera Internazionale di automobili ed accessori che vede
le marche più importanti confrontarsi in questo ambito: tra queste
Bugatti, Isotta Fraschini, Fiat.
L'ultima grandiosa iniziativa "pre-Campionaria" è IEsposizione
di Pontevigodarzere", alle porte di Padova, dove 500 espositori,
provenienti da tutto il Veneto, dal Friuli Venezia Giulia, da Milano,
Roma, Sampierdarena e Parigi, presentano 25.000 mq di produzione industriale
e 55.000 di produzione agricola. Insomma, tutto il nord est sembrava voler
spingere Padova in iniziative sempre nuove.
L'organizzazione nel 1919 della Prima Fiera Campionaria in Italia non
è dunque un fatto così clamoroso. Ll'individuazione di questa
nuova formula espositiva, la Campionaria, non frena la fantasia dei promotori
padovani. Con la costituzione della Fiera "stabile" crescono
la vivacità ed il numero delle proposte.
La Campionaria del 1919, appunto la prima, con la città danneggiata
dalla prima guerra, distribuisce l'esposizione tra Foro Boario, Sala della
Ragione, che i padovani hanno sempre chiamato salone, scuola
Pietro Selvatico. Visitatore illustre S.M. re Vittorio Emanuele III, che
alla proposta di costruire la nuova Fiera pronuncia una storica
frase: "Bisogna trovare subito il terreno. Dovrà riuscire
grandiosa".
Nel 1921 la nuova sede, che è poi quella di oggi, era pronta.
La Campionaria del 1920 è salutata da un concerto di Arturo Toscanini.
Crescendo dell'orchestra: e cresce il prestigio della manifestazione che
suscita clamore in Italia e all'estero.
Nel 1923 sia Mussolini che Vittorio Emanuele III visitano la Fiera di
Padova: separatamente, secondo l'uso.
Nel 1929 si tiene il primo mercato del veicolo usato: strepitoso successo
e replica negli anni successivi. Dal 1930 la Fiera di Padova diventata
la fiera del regime: laboriosa ed autarchica.
Nello stesso anno la Fiera è anche la sede della Prima Esposizione
Internazionale d'Arte Sacra Cristiana Moderna'', con un certo tempismo
visto che solo l'anno prima si erano firmati i Patti Lateranensi.
Alla Fiera non c'è soltanto l'economia. Nel 1935 in Fiera si tiene
una importante mostra cinematografica con 1.072 proiezioni e 250.000 visitatori.
Dopo anni di vivaci iniziative la guerra interrompe ogni attività.
Nel 1943 la Fiera viene distrutta da un bombardamento, e dopo una pausa
si inizia la ricostruzione.
Passato il primo dopoguerra, gli anni che seguono sono quelli delle manifestazioni
specializzate che Padova intuisce come futuro nell'attività espositiva.
Convegni tecnici, poi iniziative nell'ambito della Campionaria, infine,
i primi settori cominciano a staccarsi in mostre autonome. Il Freddo,
l'Imballaggio, i Servizi Pubblici, i Trasporti interni, diventano le specializzate
sulle quali si costruirà una più moderna attività
fieristica.
Oggi la Fiera di Padova è attività professionale, operatori,
iniziative specializzate: resta, nella sua storia e nella sua vita quotidiana,
il fascino di un passato avventuroso, la volontà di anticipare,
di lanciare nuove rassegne, di provare nuove formule di incontro e di
lavoro.
Trasformata in SPA nel 2002 ancora una volta prima in Italia PadovaFiere
passa nel 2005 in una effettiva dimensione privata, con l'acquisizione
della maggioranza del pacchetto azionario da parte della multi-nazionale
francese GL Events , seguendo la normativa europea ma soprattutto i segnali
del mercato.