A pochi anni dalla regionalizzazione della Scuola italiana, pur senza sapere ancora molto delle sue caratteristiche, è opportuno ragionare intorno ad un tema di un certo rilievo che la riguarderà, la Storia del Veneto ed il suo insegnamento, nonché agli aspetti attinenti i Beni Culturali (in particolare artistici ed architettonici) di cui pullula il territorio e che opportunamente alla Storia vanno connessi.
Il Veneto non è solo il “fenomeno” Venezia, di interesse planetario, ma anche la Terraferma, territorio con le molte città, tutte ricchissime di Storia e di Beni culturali, e naturalmente i Beni ambientali e paesaggistici.
Grazie anche ad un contesto così ricco, il Veneto manifesta un interesse molto elevato per le storie locali, una produzione accademica di alta qualità, una positiva vivacità del mondo della Scuola per l’insegnamento della Storia, e anche qualche strumentale e discutibile semplificazione.
Ai fini del progresso civile della nostra popolazione, sarebbe opportuna una progettazione strategica e coordinata che contemperi radici identitarie, flessibilità e mondialità. Scuola, Università, Editoria. Territorio ed Istituzioni, che fino ad ora hanno agito sostanzialmente in modo separato, sono soggetti dalle elevate potenzialità, che potrebbero dar vita ad una serie di azioni concertate rivolte al mondo dell’Istruzione, con esiti presumibilmente importanti sulla qualità della società civile del presente e del futuro prossimo.
Enorme è la quantità di saggi importanti che generazioni di storici accademici hanno pubblicato su Venezia; pubblicazioni, peraltro, destinate principalmente ad un pubblico di specialisti.
Su un altro piano, ad oltre duecento anni dalla caduta della Repubblica, permangono ricordi e nostalgie, più frequenti nella Città, ma non assenti nel resto del territorio.
Il considerevole Patrimonio culturale di Venezia e del Veneto, frazione consistente dell’intero Patrimonio dell’Umanità nella classificazione dell’UNESCO, è meta di un turismo culturale di massa di provenienza intercontinentale, che per quanto di natura superficiale, presenta numeri che non si possono ignorare. Per contro, in particolare le più giovani generazioni venete, manifestano un opposto diffuso disinteresse per i loro tesori d’arte e per la storia, della quale assumono – se qualcosa assumono – solo le più strumentali e discutibili semplificazioni.
Il Veneto vero e proprio, la Terraferma, terra di cerniera fra Nord Europa e Mediterraneo, fra Est ed Ovest del continente, quanto a ricchezza in termini di Storia e Beni Culturali non è da meno, suddivisa fra molti centri ed aree; queste caratteristiche di policentrismo hanno favorito il fiorire, intorno alle sue città ed alle relative particolarità territoriali, di una vastissima produzione di storie e memorie, solitamente non certo di grande valore scientifico, testimonianze piuttosto di un amore considerevole per quella che viene considerata o ambita come la propria identità storica locale.
Diversamente, la lezione della storiografia francese del Dopoguerra e dei modelli didattici da essa derivanti, ha trovato un terreno fertilissimo nelle Scuole del Veneto, dove a partire circa dagli anni Ottanta è maturato un vero e proprio filone di ricerca centrato sull’insegnamento della Storia Locale, con finalità culturali e formative ad ampio spettro.
Infine, sono saliti in anni più recenti alla ribalta richiami all’importanza della Storia e della cultura Veneta a supporto del dibattito politico sul federalismo e delle diverse posizioni assunte sull’ immigrazione extra-comunitaria. E’innegabile che questo confronto abbia offuscato ed in parte condizionato le attività accademiche e scolastiche nell’ultimo decennio, ma non è mai venuto meno l’operatività di singoli, di associazioni, enti, reti di scuole, che hanno prodotto anche azioni di formazione di grande scala, quali in progetto “Insegnare le Storie Locali” dell’ IRRSAE Veneto, “A Scuola in Villa” voluto dall’Assessorato alla Cultura della Regione, e il progetto pilota “Storia del Veneto, una storia… Maestra” dell’Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica (ANSAS), realizzati dal Nucleo del Veneto fra il 2005 ed il 2009/10.
Il sintetico quadro proposto suggerisce l’opportunità di una progettazione o di linee guida che portino chiarezza in un settore che appare come strategico ai fini del progresso civile della nostra popolazione, contemperando radici identitarie, flessibilità e mondialità.
Le conseguenti azioni richiedono concertazione fra i maggiori protagonisti (Regione, Scuola, Università, Territorio), un impegno comune e coordinato che possa essere capace di incidere sul serio sul futuro prossimo della nostra Regione.
La progettualità scolastica dovrebbe partire dalla definizione di un curricolo dei contenuti, seppure a maglie larghe, con gli opportuni collegamenti con scale storico-geografiche maggiori; inoltre dovrebbe comprendere la definizione di opportune metodologie di insegnamento / apprendimento, comprendenti l’approccio ai Beni Culturali, ai Musei, alle Pinacoteche ed ai Beni architettonici e paesaggistici, a quelli della cultura popolare e linguistici.
Si dovrebbe prevedere per questa progettazione una declinazione per gradi scolastici, per destinatari diversi, quali adulti locali e stranieri residenti, nonché anziani, con una prospettiva di “apprendimento lungo tutto l’arco della vita”.
Sarà importantissimo il contributo dell’Università, sia nella formazione degli insegnanti, quanto nella produzione (o cura) di testi di divulgazione storica, da organizzare in una collana specifica, come tali destinati anche ad un pubblico di non specialisti e che deve vedere un impegno importante da parte dell’Editoria locale. Questo potrebbe essere un passo fondamentale per fornire le basi scientifiche per azioni di formazione ed insegnamento.
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