Si ricorre allo sport e al linguaggio dei cartellini gialli e rossi usati dagli arbitri per segnalare l'insostenibilità delle situazioni ed espellere lo studente indisciplinato. Ma l'allontanamento non è un atto di rifiuto della persona: l'allievo entra in uno spazio/tempo speciale in cui prendere coscienza delle proprie tensioni e recuperare comportamenti adeguati alla convivenza nella comunità scolastica.
E' uno spazio/tempo, quello del “Time Out”, gestito puntualmente con azioni e strumenti codificati.
In un’apposita auletta l’allievo dapprima discute con il docente dei motivi della sua espulsione e delle regole scolastiche, poi porta avanti compiti di diverse discipline che vengono corretti e valutati dagli insegnanti curricolari.
Il colloquio iniziale con il ragazzo segue la traccia di un’intervista e viene annotato dall’insegnante o dal ragazzo stesso: l’allievo può esprimere le proprie sensazioni e difficoltà e il proprio punto di vista. Gli studenti, inoltre, possono creare un rapporto personale con gli insegnanti attraverso il dialogo, creando così i presupposti di una relazione meno conflittuale e più collaborativa nei confronti della scuola.
Le regole da applicare sono quelle del regolamento disciplinare e del regolamento di laboratorio, e sono discusse e spiegate molto chiaramente già durante i primi giorni di scuola; ogni infrazione viene esplicitata immediatamente in modo che tutti possano apprendere quali sono gli atteggiamenti corretti da tenere.
Il tempo di permanenza in “Time Out” aumenta progressivamente e il rientro in classe dopo il “Time Out” di più giorni prevede il coinvolgimento diretto della famiglia attraverso un colloquio.
La procedura prevede, in sostanza, quattro fasi:
Condivisione delle regole
Si parte dall'esame dettagliato del regolamento disciplinare con l'analisi e la discussione dei vari punti. Le regole vengono tradotte in comportamenti concreti, e vengono proposte, come esempi, diverse situazioni.
Agli studenti ed alle famiglie viene spiegato il funzionamento del “Time Out”. Ogni famiglia è convocata insieme all’allievo; due docenti illustrano le scelte educative e le procedure predisposte dall’Istituto; alla famiglia viene consegnato il regolamento disciplinare, il POF e lo schema di funzionamento del “Time Out”.
Time Out immediato
Ogni infrazione del regolamento prevede un'ammonizione: la prima non ha conseguenze pratiche, mentre quelle successive portano all’allontanamento immediato dell’alunno dalla classe, prima per mezz’ora, poi per due giorni.
Si va in “Time Out” subito, appena commessa l’infrazione.
Time Out programmato
Nel secondo quadrimestre l’ammonizione è immediata, ma l’uscita dalla classe viene programmata per i giorni successivi. Si va in “Time out” solo per tre giorni alla settimana, dalla seconda alla quinta ora; in questo modo si ottimizza l’uso delle risorse e la gestione dell’auletta “Time Out”.
Valutazione del Time Out
Si analizza il Time Out con i ragazzi, utilizzando diversi strumenti: discussione in classe, interviste filmate ad allievi e al personale della scuola, lavori di gruppo.
Il confronto che ne scaturisce fornisce, sia agli allievi che ai docenti, ulteriori elementi di riflessione sul rapporto insegnamento-apprendimento e sui bisogni che i ragazzi esprimono nel vivere quotidiano della comunità scolastica.
Rielaborare queste discussioni in forma multimediale consente poi di avvicinare maggiormente insegnanti ed allievi, valorizzando le competenze informatiche dei ragazzi e dando spazio alla loro creatività. E' insomma, un percorso che li valorizza e li rende protagonisti.
Risultati?
Decisamente incoraggianti:
- miglioramento del clima in classe con conseguente innalzamento delle prestazioni;
- rottura delle spirali di tensione con ripristino della “normalità” in classe e recupero dei comportamenti inadeguati ad una corretta socialità;
- sviluppo del senso di appartenenza ad una comunità scolastica con il coinvolgimento anche delle famiglie nell'azione educativa.
Spazio, tempo, luogo
L'Istituto “Brustolon” sta già facendo tesoro dell'esperienza e sta predisponendo soluzioni che rendano le procedure del “Time Out” ancor più efficienti ed efficaci, ma intanto ha già preso coscienza e può rendere evidente a tutti che la scuola è un “luogo”, uno spazio sociale che va gestito, e che gestire uno spazio sociale significa agire coscientemente sulle coordinate spazio-temporali, stabilendo differenze funzionali all'inclusione delle persone e alla costruzione di significati condivisi.
Time Out è questo: spazi diversi e tempi diversi per ritrovare “luoghi” comuni in cui agire un dialogo per lo sviluppo della persona nell'appartenenza ad una comunità. |